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Sarà il Certificato di Stabilità a salvaguardare la salute dei nostri edifici?

A dieci giorni dal crollo della palazzina di Torre Annunziata, costato la vita ad otto persone, è già finito tutto nel dimenticatoio.

A queste tragedie, segue sempre un grande clamore mediatico ed improbabili teorie di fantomatici esperti portatori di verità, che ci forniscono pareri e soluzioni sul grosso problema della sicurezza strutturale degli edifici in Italia. Ma passato qualche giorno, l’opinione pubblica si concentra su altro e anche il crollo di una facciata di un edificio in ristrutturazione a Torino, senza vittime,  sembra non fare più notizia.

Questa frenesia mediatica ha spinto anche il Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio a lanciare proposte azzardate. Tra queste il Certificato di Stabilità, paragonandolo all’APE (Certificato di Prestazione Energetica), da rendere obbligatorio negli atti di compravendita.

Ma valutiamo insieme i limiti di questa proposta, apparentemente valida, ma sicuramente di difficile realizzazione. Innanzitutto negli atti di compravendita, si parla di unità immobiliare (ad esempio un appartamento), mentre se si parla di sicurezza di una struttura, si deve analizzare non solo la singola unità, ma l’intero edificio.  Quindi pensare di dover compilare un “Certificato di Stabilità” di tutto l’edificio, per la compravendita di  un appartamento, comporterebbe disagi e costi notevoli.

Per poter descrivere in maniera dettagliata lo stato di salute di un intero edificio, richiederebbe rilievi, analisi, prove sui materiali, calcoli e una valutazione storica delle trasformazioni subite nel tempo. Tutto ciò con tempi e costi non trascurabili e sopratutto con la presa di responsabilità da parte del professionista che firmerà il documento.

Siamo sicuri che da queste analisi emergerebbe una situazione degli immobili italiani abbastanza critica, con la necessità di dover affrontare drastici e costosi interventi e con il rischio di dover evacuare gli immobili fino alla loro messa in sicurezza.

Tuttavia sembra altissimo il rischio che questo nuovo certificato faccia la fine delle “Certificazioni Energetiche” divenute documenti e verifiche vendute a poche decine di euro e semplicemente arrivate ad essere solo una delega di responsabilità verso professionisti (capri espiatori) incoscienti e quindi finendo per essere un foglietto costoso che non assolverebbe affatto alla sua funzione di tutela del patrimonio immobiliare italiano.

Sono anni che professiamo una presa di coscienza da parte di tutti i professionisti affinché si possa intervenire sulla sicurezza degli edifici con una seria pianificazione degli interventi al fine di evitare questi tristi crolli che ci affliggono tutti i giorni. Sappiamo, che salvo eventi improvvisi quali terremoti o esplosioni, un edificio non crolla così improvvisamente. Ci sono molti segnali  che non possono essere trascurati ed è proprio da lì che bisogna partire.

Purtroppo la sicurezza è un valore che non si percepisce finché non è troppo tardi e riuscire a far capire l’importanza della manutenzione delle strutture è una faticosa  battaglia che spetta  a istituzioni e professionisti.

Validi strumenti già esistono, sicuramente migliorabili, ma da marzo in quasi tutta l’Italia è attivo il SismaBonus: detrazioni dal 70% al 85% in 5 anni per gli interventi strutturali, sommabili anche agli incentivi sulle Ristrutturazioni e l’Ecobonus.

La strada per migliorare la sicurezza del patrimonio immobiliare in Italia risulta  complicata, ma finché non ci sarà un cambio di coscienza, non sarà di certo un certificato a tutelare le nostre vite e tutto verrà visto solo come un ennesima “tassa” utile solo a far cassa, fino all’ennesima tragedia annunciata, che ci costringerà nuovamente a riparlare di sicurezza.

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