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Economia circolare in edilizia

Economia circolare in edilizia. Sicuramente ne avrete sentito parlare, ma come siamo realmente messi in italia? Partiamo dalla produzione di rifiuti edili. Secondo l’ultimo rapporto dell’ ISPRA, nel 2017, la produzione nazionale di rifiuti speciali è stata di circa 140 milioni di tonnellate e indovina un po’?  il maggior contributo è arrivato proprio dal mondo edile, più del 40% con 60 milioni di tonnellate. Sicuramente molto è dovuto al fatto che il processo di costruzione di un edificio è molto complesso e  non ancora totalmente industrializzato e questo non ci permette di avere sotto controllo tutte le singole fasi e questo ne determina giustamente una maggiore produzione di rifiuti.

Non è un problema solo nazionale e infatti la comunità europea con la Direttiva Quadro sui rifiuti, ha introdotto l’obiettivo di raggiungere il 70% di recupero dei rifiuti inerti entro il 2020. Fortunatamente negli anni sono stati istituiti alcuni protocolli di certificazione, chiamati “rating systems for green buildings” che si concentrano su come ridurre l’impatto ambientale delle nuove costruzioni e degli edifici esistenti.

Al momento la media italiana si aggira a poco più del 20 per cento ,  siamo molto lontani dagli obiettivi posti dall’Europa, però la notizia positiva è che i cantieri che utilizzano i protocolli di certificazione la percentuale di recupero dei rifiuti da demolizione, si avvicina quasi al 90 per cento. E questo ci fa ben sperare sulla possibilità di usare questi strumenti.

Vi ho parlato di economia circolare, ma praticamente al fine di raggiungere questi obiettivi ,cosa occorrerà fare? Innanzitutto oggi non esistono più motivi tecnici, prestazionali o economici che possano essere utilizzati come scuse per non utilizzare materiali provenienti dal riciclo nelle costruzioni, lo dimostrano i tanti Paesi dove grazie al riutilizzo di rifiuti aggregati e inerti provenienti dal riciclo, si sta riducendo la quantità di materiali estratti.

Ma in Italia comunque qualcosa si sta muovendo fortunatamente, ad esempio lo Juventus STADIUM. La sua realizzazione ha infatti visto il recupero dei materiali dismessi del vecchio Stadio “Delle Alpi”. Si tratta di 40.000 metri cubi di calcestruzzo, frantumati ed utilizzati come sottofondo del rilevato strutturale del nuovo impianto, a cui si aggiungono 5.000 tonnellate di acciaio, 2.000 metri quadrati di vetro e 300 tonnellate di alluminio. Inoltre tutto ciò ha portato anche un notevole risparmio economico stimato in circa 2 milioni di euro.

Oppure come non citare i  cantieri di Expo Milano che hanno visto un largo utilizzo di acciai. Dopo Expo le 1.000 tonnellate di elementi in acciaio, giuntate mediante bulloni, le strutture in acciaio sono state smontate e trasportate per poi riassemblarle a Dubai per Expo2020.

Ma in un ottica di economia circolare potremmo fare molto di più, ad esempio potremmo sfruttare al massimo tutti gli edifici già esistenti, quindi non parlo solo di abitazioni, ma anche di apertura di spazi gratuiti per la comunità. Cominciare a progettare le future costruzioni attraverso componenti modulari, in grado di garantirci una certa flessibilità e quindi capaci di conservarsi come risorsa  per le esigenze future. O perché no, avere anche la capacità di progettare lo smaltimento, considerando gli edifici non come il fine ultimo della nostra progettazione, ma come un magazzino, una sorta di banca temporanea di materiali e prodotti certificati.

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