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Il Ponte Arganzuela, un ottimo compromesso tra ingegneria, architettura e paesaggio.

Quando si progetta un ponte, si deve pensare al suo futuro. Sebbene nei suoi primi dieci anni una forma espressiva possa essere eccitante, dopo rischia di diventare deludente.

Per evitare che all’occhio la vista risulti monotona, si ricercano forme originali e senza tempo, capaci di stupire anche le generazioni future. Se sono concepite forme dalle geometrie radicali, ci si aspetta che nel futuro rimangono sé stesse, che siano eterne.

Generalmente, si è più interessati ad altri fattori nella progettazione di un ponte quali ad esempio: i materiali, la geografia del territorio, le infrastrutture e come le persone utilizzeranno il ponte stesso.

Si preferisce questo approccio perché in futuro la funzione di un ponte potrebbe cambiare per trovare forme radicali che possano rendere le strutture più versatili. Tutto è possibile se si riesce a creare un rapporto speciale tra il contesto ed il volume stesso.

Il Ponte Arganzuela

È così che l’Architetto Dominique Perrault, urbanista francese celebre per la progettazione della Biblioteca Nazionale della Francia che gli valse il Premio Mies van der Rohe nel 1996, inizia ad immaginare il ponte dell’Arganzuela che verrà poi realizzato nel 2011 a Madrid, in Spagna.

Il ponte ha una lunghezza totale di 278m, una larghezza da i 5m ai 12 m ed una superficie di 1684 mq.

Sull’impalcato viene sistemata una essenza lignea in acero, il tutto viene contornato da una struttura in acciaio curvilinea di forma quasi cilindrica.

L’ardita Passerella che l’Arch. Perrault progetta, venne realizzata a Madrid tra il 2005 e il 2011 e fa parte di un grande progetto di riqualificazione dell’area cittadina lungo le rive del Manzanarre, in primo luogo mediante l’interramento del tratto urbano dell’autostrada M30, che costeggiava il fiume.

La storia progettuale

Questo grande progetto fu voluto dalla Municipalità di Madrid, che affidò il Master Plan allo studio di architettura D. Ginés Garriddo Colmenero. Quest’ultimo si avvalse della collaborazione di alcune archistar quali: Juan Navarro Baldeweg, Herzog & de Meuron e, ovviamente, dell’Arch. Dominique Perrault. La superficie di intervento era di circa 480.000 metri quadrati e si estendeva lungo sette chilometri di argini.

L’obiettivo del progetto era quello di dare ai cittadini un nuovo spazio, soprattutto nuove aree verdi attrezzate, immaginando il fiume come un elemento di unione.

Infatti, si cercò di riportare quest’ultimo al centro della vita dei Madrileni. Per fare ciò, prima di tutto lo spazio tra le due rive doveva essere facilmente valicabile, il fiume avrebbe dovuto unire e non dividere.

Per questo motivo il progetto prevedeva diversi ponti e all’Arch. Perrault spettò una passerella ciclabile e pedonale all’altezza del parco Madrid Rìo, tra il Paseo de Las Yeserìas e la Calle Antonio Lòpez. Queste due grandi arterie corrono parallele a poca distanza dalle rive del fiume, rispettivamente nei quartieri Arganzuela e Carabanchel, già congiunti dallo storico Ponte di Toledo.

Il piano viabile di Perrault

Alla ricerca di una “forma radicale”,  Perrault elabora un piano viabile che sembra distendersi tra i riccioli di un nastro che supera le acque del Manzanarre diviso in due bracci uniti da una piattaforma centrale.

Il piano viabile, ad uso elusivamente ciclopedonale, è realizzato in legno di acero ed è avvolto da una maglia metallica color argento che si appoggia al suolo solamente alle estremità, donando estrema leggerezza all’opera, che sembra sospesa nell’aria.

Di fatto si tratta di una struttura composta di due coni elicoidali ad anelli concentrici, uno che oltrepassa l’acqua e l’altro solamente l’area verde del parco, andando a convergere, senza toccarsi, su di una collina artificiale. Questa collinetta diventa un belvedere e agevola la discesa e l’accesso, tramite una serie di sentieri, alle rive del fiume.

Utilizzando il supporto strutturale di due pilastri posti ad ogni estremità, il ponte pedonale sembra galleggiare nell’aria, al di sopra del fiume, per poi “toccare il suolo” alle sue estremità, poggiando su un cumulo di terra senza sistemi di risalita o rampe, ma con accesso “spontaneo” al ponte grazie alla nuova topografia del sito tramutato in parco.

Questa passerella attira centinaia di turisti e risplende per i suoi colori. Le superfici metalliche del ponte Arganzuela di giorno assumono bagliori argentei e dorati, mentre, all’interno, proteggono pedoni e ciclisti dal sole.

La notte il tutto rifulge di luci artificiali: 39 luci e 66 lampioni installati all’interno della passerella creano uno straordinario effetto di luminescenza che attira gli sguardi.

Un ottimo compromesso

L’obiettivo è stato sicuramente raggiunto in tutti i suoi punti. La struttura si è sposata bene con l’intero contesto di Madrid rispettando la topografia del territorio e, al tempo stesso, la funzionalità dell’opera realizzata.

Questo dimostra che, quando si progettano opere di una certa entità, particolare attenzione va posta nell’integrare la struttura con il contesto paesaggistico esistente per poter raggiungere quell’ottimo compromesso di Architettura, Ingegneria e Paesaggio.

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