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Pandemie e natura – Cosa c’è dietro la diffusione dei virus e perché è importante preservare la natura.

Una piccola riflessione sul nuovo rapporto del WWF ” The loss of nature and rise of pandemics”

In questi giorni in cui il mondo è preda di una pandemia globale, mentre scienziati e virologi si interrogano sull’origine e la diffusione del nuovo virus SARS-CoV-2, altri guardano indietro, riconducendo all’eccessivo sfruttamento della natura da parte dell’uomo uno dei fattori alla base della diffusione di nuove malattie.

Il rapporto WWF ” The loss of nature and rise of pandemics”

Il nuovo rapporto pubblicato dal WWF ” The loss of nature and rise of pandemics” – La perdita di natura e l’ascesa delle pandemie – ricollega gli impatti umani sugli ecosistemi e la biodiversità alla diffusione di alcune malattie, come la recente influenza suina del 2009, o l’aviaria del 2013 e, per ultima, la SARS-CoV-2. Sebbene molti di questi collegamenti non siano ancora completamente compresi, sembra chiaro come la salute del pianeta e quella umana siano strettamente connesse.

Per prima cosa, è importante sottolineare che quasi tutti virus che hanno dato origine a pandemie nel corso della storia appartengono alla tipologia delle zoonosi: malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo. Secondo l’OMS, le malattie attualmente riconosciute come zoonosi sono oltre 200. Questo dato apre ad un’altra questione: cosa c’è alla base di questa trasmissione da animale a uomo?

Distruzione ecosistemi

Una delle principali cause secondo il WWF è la distruzione degli ecosistemi dovuta alla globalizzazione e alla manipolazione eccessiva delle produzioni alimentari. Il crescente consumo di carne di animali selvatici, drammaticamente in  aumento in alcune parti del mondo (specialmente in Asia), è legato ad un commercio transfrontaliero spesso illegale, che, non solo è una causa primaria di perdita di biodiversità, ma può anche essere uno dei meccanismi scatenanti del diffondersi delle zoonosi.

La creazione di ambienti artificiali per l’allevamento intensivo di animali selvatici causa non solo la perdita del loro habitat naturale (dove solitamente si riproducono), ma rappresenta anche un pericolo per la diffusione di infezioni, a causa dell’ assenza di un’adeguata igiene e delle numerose aziende agricole non regolamentate. Infine, come successo nel caso del nuovo coronavirus, l’affollarsi di specie animali nei mercati alimentari, unito a condizioni di scarsa igiene, favorisce il trasferimento dell’agente patogeno dalla specie animale all’uomo.

Queste sono le cause primarie che hanno portato al cosiddetto “spillover” – tracimazione – ossia al passaggio del coronavirus dalla specie ospite pipistrello alla specie umana.

Wet market in Cina (fonte: Unsplash)

Effetti antropici sulla natura

Il rapporto del WWF, però, elenca anche una serie di altre cause più in generale riconducibili a effetti antropici sulla natura, che possono parimenti creare le condizioni ambientali favorevoli per la proliferazione e la trasmissione delle patologie. Tra queste, il marcato cambiamento d’uso del territorio – come la creazione di nuove strade di ‘accesso alle foreste, l’espansione dei territori di caccia, lo sviluppo di villaggi in territori prima inabitati – ha portato il genere umano a un contatto più stretto con luoghi di generazione dei virus.

La diffusione del virus Ebola, ad esempio, e` riconducibile all’aumento delle incursioni umane nelle foreste dell’Africa occidentale, che ha facilitato il contatto umano con i pipistrelli che trasportano il virus. Oppure, ancora una volta in Africa, malattie come la febbre gialla (trasmessa attraverso le zanzare da scimmie infette) e leishmaniosi, si sono trasmesse a causa del contatto diretto e indiretto dell’uomo con bacini idrici infetti che un tempo appartenevano a foreste intatte a cui ha successivamente avuto accesso l’uomo.

Uno studio recente ha dimostrato che in Amazzonia un aumento della deforestazione pari circa al 4% ha incrementato l’incidenza della malaria di quasi il 50% perché le zanzare, vettrici di questa malattia, trovano il giusto mix ambientale di luce solare (aumentata a causa della ridotta copertura vegetativa) e di acque stagnanti (nelle zone recentemente deforestate) per proliferare.

Le foreste il nostro antivirus (rapporto WWF 2020)

Prevenire la diffusione di zoonosi

Dall’altro lato, per prevenire la diffusione di zoonosi spesso si adottano misure drastiche come l’utilizzo eccessivo di insetticidi o l’uccisione di bestiame infetto. Tuttavia, questi interventi comportano degli effetti indesiderati, come lo sviluppo di una resistenza da parte di alcune specie vettori (vedi zanzare) agli insetticidi, impatti indiretti su specie non bersaglio e, più in generale, conseguenze negative sull’ecosistema e sull’economia. Basti pensare alla macellazione di 44 milioni di esemplari di pollame infetto in Vietnam durante l’influenza aviaria, pari a circa il 17.5% dell’intera popolazione avicola (McLeod et al. 2007).

In uno studio finanziato dal United States Agency for International Development, gli esperti stanno cercando di quantificare con che probabilità le azioni antropiche di modifica del paesaggio o uso del suolo possono generare malattie che interessino l’uomo e, soprattutto, come individuarle quando queste emergono, e prima che possano diffondersi.

Un elemento chiave per prevedere e prevenire la prossima pandemia secondo gli esperti, è capire quali sono gli “effetti protettivi” della natura, cioè in che misura quest’ultima, se trattata nella giusta maniera, puo’ proteggerci dalla diffusione di queste malattie.

Il nuovo approccio “One Health”

Si tratta di adottare il nuovo approccio “One Health”, promosso negli ultimi anni a livello globale. Questo concetto strategico riconosce l‘importanza di associare la salute umana alla salute animale e ambientale. Il modo migliore per prevenire lo sviluppo del prossimo focolaio nell’uomo, secondo gli specialisti, è quello di studiare con un approccio multidisciplinare i rischi attivi derivanti dall’interfaccia uomo-ambiente-fauna.

Viene da chiedersi se sia necessario evitare ogni forma di contaminazione umana negli ecosistemi e nelle foreste. Sicuramente preservare quest’ultime permette ai virus di restare in equilibrio con l’ambiente e le diverse specie (specie vettori, che trasmettono il virus, e specie serbatoio che lo accolgono), mentre degradarle significa forzare questo equilibrio e aprire alle specie vettore nuove possibilità di trasmissione del virus. 

Tuttavia, il concetto è più complesso e non per forza esclusivo ma, al contrario, punta ad imparare a gestire in maniera sostenibile l’attività umana in relazione al sistema che la circonda.

Come conclude il rapporto: A healthy planet is the foundation of our own health and well-being –  Un pianeta sano è alle fondamenta della nostra salute del nostro benessere.

Fonti:

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